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IMPROVVISAZIONE lesson #0 – cosa c’è da sapere

IMPROVVISAZIONE lesson #0 - cosa c'è da sapereIMPROVVISAZIONE lesson #0 - cosa c'è da sapere

IMPROVVISAZIONE lesson #0 è un'introduzione allo studio dell'improvvisazione, che ritengo possa essere molto utile a chiunque voglia avvicinarsi a questo modo di fare musica che affascina innanzi tutto per come nasce e poi per tutti gli aspetti legati all'originalità, alla musicalità, alla tecnica ecc.

cos'è l'improvvisazione?

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Un ragazzino di 10/12 anni vi risponderebbe che improvvisare -in musica- significa suonare qualcosa che nasce dalla nostra fantasia, ciò in parte è vero. Per essere più precisi, improvvisare in senso stretto vuol dire creare musica dal nulla, quindi proprio dalla nostra fantasia, e farla uscire fuori attraverso lo strumento. Tutto questo procedimento, apparentemente banale, in realtà passa attraverso dei passaggi obbligati non proprio semplici.

Si sa che l'improvvisazione è nata con la musica jazz, Louis Armstrong ne è stato il grande pioniere. Tuttavia se si ascoltano le sue improvvisazioni bisogna contestualizzarle in un preciso periodo storico, quindi nulla di lontanamente paragonabile alle improvvisazioni odierne.

Un musicista che improvvisa, crea musica in maniera estemporanea, quindi di getto. Ciò significa che egli non esegue qualcosa che ha preparato precedentemente ma, sulla base ritmico armonica del brano, crea e sviluppa delle frasi, che si incastrino adeguatamente con l'armonia, il ritmo e lo stile del brano su cui si sta improvvisando.

La domanda che tutti si pongono è sempre la stessa: si può studiare l'improvvisazione? La risposta è ovviamente sì, con qualche piccola riserva...

Si tenga presente che i grandi maestri del jazz sono stati i veri creatori dell'improvvisazione, da tutti i punti di vista. Il miglior modo per imparare ad improvvisare (in modo particolare per assimilare il linguaggio) è proprio studiare i loro assoli. Questi musicisti hanno esplorato in lungo e in largo tutte le strade dell'improvvisazione; dal punto di vista tecnico, melodico, armonico, tonale, modale, ecc.

improvvisazione totale

Quando si pensa all'improvvisazione, il pensiero vola immediatamente al "classico" assolo strumentale eseguito in trio/quartetto/altro da un solista. Beh non c'è solo quel tipo di improvvisazione, anche se è sicuramente la più consueta. Come avrai letto dal titolo di questo paragrafo, esiste un tipo di improvvisazione definita totale.

Principalmente nel secolo scorso, musicisti (soprattutto pianisti) si sono cimentati in questa pratica che consiste -detto con un linguaggio spicciolo- nel sedersi al pianoforte e suonare ciò che viene fuori dalla propria arte, partendo da un incipit ritmico o melodico e, sfruttando al massimo le proprie capacita tecnico espressive per svilupparlo di getto.

L'esempio più conosciuto, sicuramente il più importante, è lo storico Kohln Concert del pianista Keith Jarrett, che  il 24 gennaio del 1975 si sedette al pianoforte e diede vita a quella che può essere senza dubbio definita la più bella improvvisazione totale della storia della musica moderna.

Si tratta di un'incisione unica e straordinaria, quasi un'ora di improvvisazione live pianistica divisa in quattro parti, di cui consiglio vivamente l'acquisto. E' un'opera da ascoltare tutta d'un fiato, oltre che per il suo spessore artistico, per la sua ineguagliabile bellezza e straordinarietà. Per chi volesse approfondire esiste una perfetta trascrizione di tutto il concerto; pubblicata dall'etichetta Shott Music e trascritta da Yukiko Kishinami e Kunihiko Yamashita.

Si è scritto tanto su questo concerto di Jarrett, conviene curiosare un po'... Lo stesso Jarrett ha inciso in seguito altri piano solo nella sua lunga carriera... sicuramente interessanti ma senza riuscire mai ad avvicinarsi al suo grande capolavoro.

Altri esempi importanti di improvvisazione totale si possono ricercare nel free jazz, con risultati meno interessanti sia dal punto di vista artistico che storico. Infine, per chiudere questo breve paragrafo, è interessante scoprire l'influenza che il concetto di improvvisazione totale ha avuto sull'improvvisazione strutturale, ovvero nella possibilità di ampliarne le strutture, di modificarle, di smontarle ecc. In pratica di prendere una struttura e farla diventare una sorta di canovaccio a cui attenersi per grandi linee, andando però poi ad esplorare nuovi orizzonti creativi.

improvvisazione strutturale (assolo)

L'improvvisazione strutturale è l'improvvisazione per eccellenza, quella che possiamo suonare su un un solo accordo oppure su un giro armonico; di blues piuttosto che di DO maggiore, sul chorus di uno standard jazz piuttosto che su 16 misure di un brano pop ecc. Se si pensa ad un giro armonico si capisce subito che questo tipo di improvvisazione non può essere tanto libera ma deve rispettare principalmente 3 aspetti:

  • accordi (armonia del brano)
  • struttura (numero di battute, numero di chorus)
  • ritmo (inteso principalmente come linguaggio)

Diciamo che la grande libertà e l'arte nell'improvvisazione stanno nel fraseggio e nella capacità del solista di combinare assieme linee melodiche interessanti, variazioni armoniche e combinazioni ritmiche accattivanti e originali, il tutto ovviamente in maniera estemporanea; la vera grande difficoltà. Questi tipo di improvvisazione possiamo definirla improvvisazione strutturata.

il virtuosismo nell'improvvisazione

Quando si ascolta un'improvvisazione ciò che spesso colpisce maggiormente è la tecnica del solista, la sua capacità di suonare virtuosismi incredibili. La tecnica, quindi la padronanza dello strumento, è importante ma non è -secondo me e secondo la storia- l'aspetto più importante nell'improvvisazione. Certamente un sassofonista come Charlie Parker ha fatto un grande sfoggio di virtuosismo nella sua carriera, ma egli viene ricordato innanzi tutto per l'innovazione ed il cambiamento che ha portato nella musica jazz.

Lo stesso discorso vale per il sassofonista John Coltrane, solista eccezionale, moderno, grande innovatore nel campo dell'improvvisazione ma non solo.

Impossibile non menzionare Dizzy Gillespie, collaboratore e spalla di Parker, l'alter ego trombettistico del grande sassofonista.

Altro incredibile innovatore, dell'improvvisazione pianistica e del linguaggio improvvisativo, è stato Bud Powell anch'egli considerato l'alter ego pianistico di Parker.

Pensiamo invece a un trombettista come Chet Baker che probabilmente non sarebbe mai riuscito ad eseguire un assolo di Parker o di Coltrane ma che con le sue "poche note" ha incantato e continua ad incantare le nuove generazioni di solisti. Una bellissima testimonianza dell'arte di Chet Baker in questo assolo vocale, inizia al minuto 1:21

Che dire di Bill Evans, certamente non è stato il più grande virtuoso del pianoforte jazz, ma le sua improvvisazioni oltre che meravigliosamente belle sono da sempre oggetto di studio per generazioni di pianisti.

Dev'essere chiaro che la vera arte dell'improvvisazione non si cela dietro tecnicismi da circo, bensì nella capacità di esprimere qualcosa di veramente bello, di interessante, di nuovo.

studiare l'improvvisazione

Come scritto sopra, imparare ad improvvisare è possibile, attraverso uno studio specifico e articolato che prevede innanzi tutto un'adeguata preparazione tecnica ed armonica di base. Quando si inizia ad improvvisare tutti chiedono di conoscere la scale, come se queste fossero l'unico modo per creare improvvisazioni. Le scale sono sicuramente uno strumento, ma prima c'è tanto altro da imparare, principalmente il linguaggio, che si apprende solo attraverso la trascrizione e lo studio degli assoli dei grandi maestri.

Trovo molto interessante questo video in cui Chick Corea parla in maniera generica di come approcciare all'improvvisazione, soffermandosi in modo particolare su come ci siano infiniti modi di trasformare un tema; utilizzando anche un tema "banale" come happy birthday, nella parte finale del video. Per Chick Corea improvvisare è del tutto naturale, un po' come camminare. La possibilità di suonare rispettando determinate regole come ad esempio la struttura e l'armonia di un brano, viaggia di pari passo con la libertà di potersi muovere all'interno o all'esterno di quello che egli definisce un pattern (in questo caso specifico è la prima frase del brano Armando's Rhumba) su cui crea delle variazioni ritmiche. Inoltre, Chick suona degli insert totalmente improvvisati che precedono l'esposizione del tema. Questi insert sono realmente estranei al brano, ma se ben contestualizzati arricchiscono tutta l'esecuzione.

Partendo da questo, sotto un'attenta guida, si applicheranno dapprima formule basilari su strutture semplici, poi formule sempre più ricche e complesse, su strutture più articolate. Gradualmente si scoprirà un mondo nuovo, che offre infinite possibilità di esprimere la propria arte.

Per concludere questa breve introduzione al mondo dell'improvvisazione, bisogna sapere che esistono talenti naturali che, per loro fortuna, riescono ad improvvisare in maniera semplicemente eccezionale senza aver bisogno di studiare e/o di imparare nulla. Si tenga presente che essi sono delle eccezioni; un tesoro da cui attingere e godere a piene mani. 

2 pensieri su “IMPROVVISAZIONE lesson #0 – cosa c’è da sapere

  1. Peg Futrell

    I cannot access the material from the U.S. I would like to register but I don't see a way. Please help me unlock this wonderful material.

    Rispondi

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