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ARMONIZZAZIONE JAZZ IN ‘3 – ‘7 (fondamentale, terza, settima) regole generali – condotta delle parti – errori comuni

ARMONIZZAZIONE JAZZ IN '3 - '7 (fondamentale, terza, settima) regole generali - condotta delle parti - errori comuni

Per armonizzazione in '3 e '7 s'intende un'armonizzazione pianistica (ma non solo) a quattro voci, della melodia di uno standard jazz, che viene armonizzata utilizzando la fondamentale e le note guida; '3 e '7 dell'accordo (si può utilizzare anche la '5 solo sugli accordi diminuiti, semi diminuiti, aumentati).

È importante sapere che questa è la tecnica base dell'armonizzazione, una delle varie tecniche di armonizzazione pianistica, che può essere confrontata ed integrata con altre tecniche. Se non si ricordano le note guida o l'uso della fondamentale si suggerisce di ripassare gli ELEMENTI BASILARI DELL'ARMONIZZAZIONE JAZZ

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armonizzazione (regole generali)

Questa lezione è stata concepita come una sorta di tutorial su come realizzare questo particolare tipo di lavoro, per tanto procederò alla spiegazione in forma step by step.

In questa prima parte armonizzeremo con 1 e con 2 accordi per battuta, gli standards che ho scelto sono ALL THE THINGS YOU ARE e HAVE YOU MEET MISS JONES? Per prima cosa bisogna riportare su un pentagramma pianistico (violino e basso, sistema chiave unica) la melodia del brano che abbiamo scelto così com'è scritta, come si vede nell'esempio.

Adesso scriviamo in chiave di basso (pensando questa voce come la più bassa dell'armonizzazione) le fondamentali degli accordi (toniche) evitando di andarle a scrivere in un registro troppo grave, avendo cura di posizionarle in questo modo:

  • sul primo movimento se l'accordo dura l'intera battuta
  • sul primo e sul terzo movimento se vi sono due accordi per battuta (due minime)

Fin qui nessun problema, adesso bisogna stare attenti! In corrispondenza delle fondamentali (primo e terzo movimento, se cambia l'accordo) bisogna armonizzare con la '3 e la '7 dell'accordo, i valori delle note saranno gli stessi delle toniche.  Bisogna fare molta attenzione alla natura degli accordi; essi ci diranno se le settime sono maggiori, minori o altro, come si vede nell'esempio:

Può capitare che la nota della melodia sia già '3 o '7 dell'accordo, in questo caso la si può tranquillamente ripetere in un'altra voce; eventualmente si può anche decidere di ripetere la tonica in un'ottava superiore al basso. Infatti, come si può notare nell'esempio, la melodia si sviluppa proprio sull'alternanza di terze e settime, c'è solo una tredicesima nel finale.

Ma in che modo si andrà a scegliere il posizionamento delle voci centrali? Gli standard jazz, come ogni tipo di composizione scritta seguendo determinate regole armoniche (rapporti tra i gradi, cadenze, progressioni ecc.), sono armonizzati prevalentemente con successioni di cadenze. Ciò fa si che ci siano note comuni tra gli accordi: i cosiddetti legami armonici (vedi esempio precedente).

Queste note comuni che si trovano tra gli accordi devono essere sfruttate quando è possibile, ovvero legate tra di loro quindi tra un accordo e l'altro, anche tra diverse misure. Quando si procede con questo tipo di lavoro si avranno con la stessa frequenza tre "differenti" tipi di armonizzazione:

  • armonizzazione a tre suoni senza ripetizione di '3 o '7 (misura 2)
  • armonizzazione a quattro suoni con ripetizione della fondamentale oppure di una delle note guida (misura 1)
  • armonizzazione a quattro suoni differenti senza ripetizioni: fondamentale, melodia, terza, settima (misure 3 e 4)

Quest'ultima è senza dubbio la migliore e la più completa, non sempre possibile tra i "rigidi paletti" dell'armonizzazione in '3 e '7, sulla quale però è bene insistere (paletti compresi) al fine di acquisire e consolidare un'ottima padronanza in questa tecnica di armonizzazione.

Nell'esempio che segue si fa chiarezza di quanto detto sopra!

Si tenga presente che quest'armonizzazione è propedeutica sia ad armonizzazioni complesse per il pianoforte jazz sia per l'armonizzazione di un sax quartet, piuttosto che per la sezione di saxes in una big band. Per tanto è bene sapere che quando poi si andrà ad armonizzare per i sassofoni, le parti dovranno essere scritte con le voci più strette; questo in linea generale. Questo aspetto verrà ampiamente trattato nella lezione: armonizzazione NOTE FOR NOTE (quattro e cinque voci) - uso dei DROP e 4-WAY CLOSE

principi generali per la condotta delle parti

Chiariti gli aspetti legati all'armonizzazione vera e propria, passiamo ad affrontare il secondo step più importante per questo tipo di lavoro: la condotta delle parti. In realtà si tratta di un breve ma doveroso ripasso di quelli che sono i principi generali, utile a non incappare in errori banali nel movimento delle parti. È bene ricordare che quando si parla di condotta delle parti ci si riferisce all'andamento orizzontale delle varie voci, ovvero come esse si muovono; se salgono o scendono per gradi congiunti o per cromatismi, se saltano per intervalli più ampi ecc.

movimento delle voci

Le voci, a partire dalla più alta, saranno chiamate: prima, seconda, terza, quarta. Esse devono muoversi il meno possibile, evitando così di superare in altezza le linee melodiche delle altre voci (incroci). Se è stato svolto un percorso di studi tradizionale si ricorderà che le voci che cantano insieme si muovono in tre modi differenti: moto retto, moto contrario, moto obliquo. I seguenti esempi sono un rapido ripasso utile a rinfrescare la memoria:

N.B.: nell'arrangiamento e nella composizione jazz non vengono considerati errori: le quinte, le ottave e gli unisoni, sia nascosti che reali.

MOTO RETTO: anche tutte le voci procedono nella stessa direzione, ascendete o discendente, alcune procedono per grado congiunto, altre per salti di terza piuttosto che di quinta o altri intervalli. Il moto retto si può avere tra le quattro voci.

MOTO CONTRARIO: il moto contrario non lo possiamo avere tra tutte le quattro voci, sarà abbastanza casuale. Nell'esempio è applicato in maniera rigida alle prime due voci. Come si può ben notare nell'esempio sottostante, le due voci più basse (tra loro) a volte procedono per moto contrario (b. 1 e 2) a volte per moto contrario (b. 3 e 4). Anche in questo caso alcune voci procedono per grado congiunto, altre per salti di terza piuttosto che di quinta o altri intervalli.

MOTO OBLIQUO: il moto obliquo non lo possiamo avere tra tutte le quattro voci, sarà abbastanza casuale. Nell'esempio è applicato in maniera rigida alle prime due voci. Anche in questo caso alcune voci procedono per grado congiunto, altre per salti di terza piuttosto che di quinta o altri intervalli.

Questa breve rinfrescata di memoria è dovuta. Ora focalizziamo l'attenzione sulle voci, esse non devono scavalcarsi tra loro. Ogni parte deve muoversi poco e senza incrociarsi con altre voci; questo range non va considerato in maniera rigida. Nei prossimi due esempi si osservino le frecce che indicano i movimenti non corretti.

Un metodo di lavoro molto efficace che invito ad utilizzare, è un'armonizzazione di tipo verticale che ci è di grande aiuto sia nella corretta armonizzazione sia nella corretta condotta delle parti sia nell'individuazione in tempo reale di eventuali errori armonici e di errori di distanza tra le varie voci. Esso consiste nell'armonizzare in colonna, quindi verticalmente, tenendo conto delle regole da seguire. Questo modo di armonizzare è utile anche in nel metodo note for note che vedremo in seguito.

errori comuni

Quando si realizza un'armonizzazione è normale incorrere in errori, ecco un elenco di quelli più frequenti:

  • dimenticare di scrivere e/o cancellare alterazioni (a seguito di accordi differenti)
  • spesso si dimentica di omettere la quinta dell'accordo (su accordi maggiori e minori)
  • quando si scrive per saxes spesso si va fuori dell'estensione dello strumento (specialmente sulle note gravi)
  • spesso la seconda voce supera la melodia (prima voce)
  • troppa distanza tra le voci più gravi

prontuario di "regole" pratiche per la realizzazione dell'arrangiamento

  • sfruttare sempre i legami armonici
  • far muovere le parti il meno possibile
  • evitare unisoni
  • la melodia dev'essere sempre la voce più alta (lead voice)
  • la fondamentale dev'essere sempre la voce più bassa (root)
  • tra la prima (lead voice) e la seconda voce è bene mantenere sempre una distanza (intervallo) minima di terza (maggiore o minore), ciò al fine di evitare dissonanze
  • tra la terza e la quarta voce (fondamentale) è bene mantenere sempre una distanza (intervallo) minima di quinta, garantendo così una maggiore apertura dell'armonizzazione nelle voci più basse, ciò al fine di evitare impasti sonori confusi e sgradevoli
  • tra una voce e l'altra evitare distanze che vadano oltre l'ottava (intervallo), eccezionalmente si può andare oltre l'ottava me senza superare l'intervallo di decima (suona meglio tra le voci più gravi)
  • tra le due voci intermedie (seconda e terza voce) è bene favorire dissonanze dove possibile in modo da creare tensioni
  • se si tratta di fiati è bene farli suonare preferibilmente in un range comodo (non troppo in alto, non troppo in basso)
  • nella condotta delle parti le voci non si devono scavalcare tra loro

conclusioni

E' bene tener presente che questa lezione è scolastica, per tanto non contempla comportamenti ed iniziative tecnico compositive personali che, seppur belle ed efficaci, poco si prestano come esempi o regole da seguire per la realizzazione di un arrangiamento di questo tipo.

Ti è piaciuta la lezione? L'hai trovata interessante? Mi piacerebbe conoscere la tua opinione in merito a questa lezione. Per favore, lascia un commento. Il tuo feedback è importante e dà senso al mio impegno. Se non hai capito bene la lezione ti suggerisco di studiarla più volte. Se ritieni di aver bisogno di un tutor per lo studio e l'apprendimento di quest'argomento, valuta il percorso di studi on-line.

 

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